Comitati di Azione Civile

L'IDEA

Divisi sui contenuti, uniti dalle regole: questo è da sempre il senso della politica nelle grandi democrazie. Un concetto messo recentemente in crisi dall’ondata populista e nazionalista che sta spazzando l’occidente e che ha fatto dell’Italia il suo laboratorio più visibile e preoccupante.

Le forze populiste oggi al governo hanno messo nel mirino le regole del gioco. I cardini del nostro vivere civile, quei principi base della nostra democrazia che fino a oggi avevamo considerato come accettati e condivisi da tutti sono improvvisamente stati messi in discussione e ridotti al rango di mere opinioni.

Le funzioni di garanzia e le autorità indipendenti sono sotto attacco, la libera stampa è minacciata, i pesi e contrappesi costituzionali sono considerati vincoli che si contrappongono al “volere del popolo”. Non si accetta l’idea che lo spirito vero di una democrazia stia proprio nel bilanciamento tra la possibilità che la maggioranza decida e il fatto che le regole non sono nella disponibilità della sola maggioranza. “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, recita l’articolo 1 della nostra Costituzione. Sono proprio quelle forme e quei limiti a essere oggi in pericolo.

È cambiato anche il linguaggio: in Italia si dicono apertamente cose che fino a qualche mese fa non si sarebbe mai osato pronunciare in pubblico. Si è sdoganato un linguaggio di odio sconosciuto alla nostra identità e alla nostra cultura.

Non è un problema solo politico, è un problema civile. In democrazia ci si divide sui contenuti ma ci si unisce sulle regole, dicevamo. Ma quando sono le regole a entrare in crisi, non è più tempo di divisioni. Quando a essere messi in discussione sono i fondamenti stessi del nostro contratto sociale non basta più delegare al proprio parlamentare o al proprio sindaco: nell’agire collettivo, la difesa dei valori democratici non può che essere una responsabilità condivisa da ciascuna e ciascuno di noi.

C’è un’Italia che non accetta di veder cambiare la nostra Repubblica in una “democrazia illiberale”, come è accaduto a Budapest o a Varsavia. Ed è un’Italia che cerca spazi comuni di azione e di socializzazione per poter resistere efficacemente a questo tentativo. Spazi in cui proteggere e valorizzare quel minimo comune denominatore che fa di noi quello che siamo, al di là delle differenze di opinioni.

Questo sono i “Comitati di azione civile”. Una scelta di campo, una chiamata all’azione in difesa di 7 “valori” base che pensavamo garantiti per sempre e che sono oggi rimessi in discussione:

  • L’Europa, contro i nazionalismi.
  • La democrazia rappresentativa, verso il plebiscitarismo.
  • La crescita sostenibile, contro l’assistenzialismo.
  • Il sapere, contro la superstizione.
  • La giustizia, contro il giustizialismo.
  • Il vero, contro il virale.
  • La società aperta, contro l’esclusione.

I Comitati di azione civile non sono un partito perché non pretendono di parlare di tutto, ma di poche cose fondamentali che appartengono a tutti. Sono cose che non appartengono per definizione ad alcun partito perché sono, al contrario, funzionali a riconoscersi interamente come comunità, al di là delle differenze.

I Comitati di azione civile scelgono un valore di elezione su cui lavorare in modo prioritario, ma certamente non esclusivo. Le 7 aree di azione, infatti, definiscono un quadro unitario: quello di una grande democrazia liberale, moderna, europea, protagonista e rispettata nel mondo.

I Comitati di azione civile lavoreranno in rete sia su base geografica che su base tematica (sulla base del “valore” di elezione prescelto) e il loro lavoro sarà basato su campagne di azione e di informazione, mettendo circolo le idee sviluppate dal basso e le competenze di ciascuno degli aderenti che desideri contribuire alla crescita del patrimonio di idee comuni e del network dei comitati.

EUROPA
VS
NAZIONALISMO
CRESCITA
VS
ASSISTENZIALISMO
SAPERE
VS
SUPERSTIZIONE
GIUSTIZIA
VS
GIUSTIZIALISMO
VERO
VS
VIRALE
DEMOCRAZIA
VS
PLEBISCITARISMO
SOCIETÀ APERTA
VS
ESCLUSIONE