Le pericolose illusioni del cambiamento

Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’articolo di Gianluca Pomo, coordinatore del Comitato di Azione Civile Vero Milano.

Ricordo ancora gli occhi sognanti di un amico, seduto sul mio stesso divano, di fronte alla tv, la sera del 4 marzo 2018. La sera della rivoluzione, delle illusioni eteree, la sera del cambiamento.

Per la prima volta nella storia recente la politica avrebbe avuto cittadini valorosi sugli scranni del potere, per la prima volta la ribellione pacifica avviata dal popolo e per il popolo si sarebbe manifestata nella sua interezza e la sua integrità morale, onesta, concreta. I palazzi del potere erano pronti a tremare, a lungo offuscati da raggiri vetero-politicanti, dalle offese frequenti ai cittadini ed elettori a colpi di fiducie e leggi ad personam. Eppure, proprio il 4 marzo terminava una delle poche legislature della storia della nostra Repubblica che aveva apportato un significativo aumento del PIL negli anni post crisi, con conseguente incremento dei posti di lavoro di cui buona parte a tempo indeterminato e una pressione fiscale in calo dopo anni di sacrifici per tutti i cittadini. Eppure il cambiamento, a grande richiesta, stava arrivando. Era arrivato e stava travolgendo anche il nostro divano.

Poi però, arrivò pure il decreto dignità, con il suo carico di migliaia di posti di lavoro in meno a tempo indeterminato in pochi mesi (per i dati ufficiali riferirsi a quelli forniti dall’ISTAT a fine gennaio 2019) e le decine di migliaia di posti in più ma a tempo determinato. Ovvero si compie ad oggi l’esatto opposto di quanto il “dignità” puntava a riformare.

Poi, come se non bastasse, arrivò pure il condono ad Ischia. Già, proprio il collegio elettorale del nostro Ministro per lo Sviluppo Economico. Ma a colpirci particolarmente non è il condono in sé ma l’inadeguatezza del contenuto e l’opportunismo pagano che lo accompagna. Per quanto riguarda l’inadeguatezza basterebbe sottolineare che negli ultimi anni, amplificate dal drammatico sisma del 2017, le domande di condono edilizio nell’area interessata si sono attestate nell’intorno di un valore pari a 28.000 e di queste molte sarebbero ancora pendenti, inevase. E dove sta la perla del cambiamento? Sta nell’attuazione per decreto di un riferimento al condono del 1985, era Craxiana per intenderci, che diversamente da quelli del 1994 e del 2003, consente di sanare anche edifici posti in aree a rischio sismico, idrogeologico e con vincoli paesaggistici stringenti. Insomma, il numero delle domande di condono potrà schizzare verso l’alto e ne potranno beneficiare anche tutti coloro che hanno realizzato strutture abusive ma che hanno il “pregio” d’essere sottoposti a vincoli o rischi idrogeologici. Insomma, un gran bel regalo al malaffare. Per l’opportunismo basta invece citare che tale condono è stato inserito, senza preavviso alcuno, nel tardivo “decreto Genova” che avrebbe invece dovuto concentrarsi unicamente nel favorire le necessarie risorse per la ricostruzione del ponte Morandi e il sostegno alle famiglie delle vittime. Il collegio elettorale, il collegio prima di tutto.

E poi arrivò lui, il padre di tutte le riforme del cambiamento, l’arma elettorale per eccellenza, la grande anima populista rappresentata finalmente in proposta concreta. Arrivò, forse, LUI, il Reddito di cittadinanza.

Una riforma a debito che con un balzello da prima Repubblica travalica la discussione parlamentare e si palesa a capodanno, con colpevole e pericoloso ritardo. Una riforma che millanta di risolvere con un unico strumento, un mezzo, tanti fini spocchiosamente raccolti nell’unico d’effetto popolare – e populista: la povertà. Molti soldi dello Stato per pochi, pochissimi eletti peraltro penalizzati dall’essere considerati “famiglie”. E allora diventa più comune leggere su quotidiani attenti e imparziali delle interminabili code all’anagrafe di Bari dove i meno suscettibili al cambiamento e i più maliziosi denunciano migliaia di cambi di residenza che evitano di considerarsi “famiglia” – perdendo gran parte dell’assistenza economica risultante – e cogliere al volo l’opportunità di maggior denaro che cade dal cielo a scapito di giovani volenterosi che vedono irridere il concetto di laurea o insegnanti affaticate che si sentono accusare di scarso impegno profuso nientemeno che dal Ministro dell’Istruzione in persona. E gli ultimi, gli ultimissimi? La riforma è per loro? No, no, non scherziamo. Gli ultimi sono coloro che la residenza nel nostro paese non ce l’hanno più e vivono per le strade o in auto. Sono decine di migliaia e no, il reddito di cittadinanza per loro non esiste, non è previsto. Non esisterà mai. Loro sono i migranti di casa nostra.

Solo poche sere fa mi sono ritrovato sullo stesso divano con il mio stesso amico dagli occhi non più sognanti.

Un quotidiano aperto sul cuscino e la delusione delle sue parole: “per decenni ci siamo detti che nulla cambiava, che chiunque fosse salito al potere non avrebbe portato benefici. Tu mi dirai che gli scorsi governi avevano invertito la rotta ma io non ci avevo mai creduto, per me il cambiamento aveva il nome di un solo movimento, nulla più. Ci ho messo 8 mesi, non 8 anni e sono qui a raccontarti che avevi ragione. Eravamo convinti che chiunque, chiunque, avrebbe potuto fare di meglio della politica vetusta e corrotta e invece sì, forse non siamo mai caduti così in basso in tutta la contorta storia repubblicana. Quando presunzione e incompetenza fanno rima con potere, si entra nel dramma”. Già, sono le pericolose illusioni del cambiamento.

Nota della redazione: se voelte contattare Gianluca o altri coordinatori per aderire alla rete dei comitati potete contattarli grazie alla pagina di ricerca.