Buon anno a difesa dei valori della Repubblica

Il 2018 si chiude con l’approvazione di una brutta legge di bilancio che non rilancerà la nostra economia, e che rischia anzi di consolidare i numeri negativi che l’ISTAT ha riportato dopo quattordici trimestri consecutivi di crescita.

È stato l’anno della vittoria delle forze populiste e sovraniste, l’anno in cui gli amici di Trump e di Orbán sono arrivati al governo del nostro Paese mettendo in discussione non soltanto le ricette e le soluzioni di chi li ha preceduti, come sarebbe normale, ma anche le regole del gioco, quelle che appartengono a tutti.

Abbiamo assistito all’umiliazione del Parlamento, espropriato dei propri poteri e ridotto a un mero passacarte; abbiamo registrato gli attacchi alla stampa, il tentativo di sottomettere la ricerca scientifica, l’occupazione militare della RAI, l’attacco alle autorità di garanzia a cominciare dalla goffa – ma non per questo meno inquietante e pericolosa – richiesta di sottoporre il Presidente della Repubblica alla procedura di messa in stato d’accusa per alto tradimento e attentato alla Costituzione. Abbiamo visto il tentativo di fermare le grandi opere necessarie alla crescita del Paese e di rinnegare l’idea che il lavoro sia il modo in cui ciascuno di noi afferma la propria dignità e la pietra angolare della nostra comunità. Abbiamo dovuto sopportare lo sdoganamento del razzismo, la distorsione del messaggio religioso, la negazione dei principi di rispetto reciproco e di inclusione che fanno parte intimamente della nostra cultura e del nostro stare insieme. Abbiamo osservato il progetto di demolire la casa comune europea e di modificare il sistema di alleanze internazionali dell’Italia, con l’avvicinamento a paesi che con il nostro sistema di valori non hanno nulla a che fare.

Abbiamo insomma dovuto registrare un attacco sistematico e precisamente organizzato alle istituzioni repubblicane, volto a smantellare la nostra democrazia e torcerla verso una forma paternalistica, plebiscitaria e autoritaria.

Gli autori e gli esecutori di questo progetto illiberale devono sapere che c’è una parte di Italia che non è disponibile a restare a guardare mentre la Repubblica viene ferita e la sua Costituzione non aggiornata o ammodernata – come sarebbe stato necessario – ma tradita nei suoi valori fondamentali: la separazione dei poteri, la libertà di stampa, il principio di uguaglianza “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Non è solo una questione che riguarda i partiti o la politica: la tutela di un quadro costituzionale rispettoso della natura liberale della nostra democrazia riguarda la libertà e dunque ci riguarda tutti, indipendentemente dalla fede politica e dalle appartenenze.

Il 2019 sarà un anno cruciale per fermare questo tentativo.

Buon anno, dunque.

Buon anno di civismo, di veglia democratica, di presidio dei valori della Repubblica.